la febbre dell'Uranio

Nell’ interessante articolo “La febbre dell’uranio” qua allegato e curato dal prof. Andrea Candela dell’Università dell’Insubria, ci racconta di quando l’America sognava l’era atomica.
Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, nel clima della Guerra fredda e dell’entusiasmo suscitato dagli “Atoms for Peace” di Eisenhower, la crescente richiesta di uranio diede vita a una vera e propria “corsa all’oro atomica”. In particolare in Colorado, Utah e Nuovo Messico, migliaia di cercatori professionisti e dilettanti si lanciarono alla ricerca di minerali radioattivi, favorendo la crescita di nuove attività economiche e di centri come Moab, nello Utah, divenuta la “capitale mondiale dell’uranio”.
Ma la “febbre” andò ben oltre le miniere. La cultura americana trasformò l’energia atomica in un simbolo di modernità e di futuro: comparvero libri per ragazzi, giochi come l’AC Gilbert U-238 Atomic Energy Lab e film quali The Atomic Kid e Uranium Boom. Persino il primo sottomarino nucleare della storia, l’USS Nautilus, entrò nell’immaginario popolare, celebrato dalla Disney in Our Friend the Atom nel 1957.
La febbre dell’uranio divenne presto anche un fenomeno culturale e di costume. Manuali e riviste insegnavano a utilizzare contatori Geiger e altre apparecchiature per la prospezione, mentre libri per ragazzi, giochi e film contribuirono a diffondere nell’immaginario collettivo il fascino dell’energia atomica.
Corredato da immagini, copertine di manuali, fotografie e materiali divulgativi dell’epoca, “La febbre dell’uranio” offre così uno spaccato curioso e significativo dell’America degli anni Cinquanta, quando l’atomo era percepito non soltanto come una nuova fonte di energia, ma come la promessa di un futuro di progresso, prosperità e avventura. 
Una promessa i cui costi sociali e ambientali sarebbero diventati evidenti soltanto negli anni successivi.