Creme

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Nessuna persona di buon senso metterebbe scientemente sostanze pericolose o velenose sul proprio corpo.

Ma la storia ci ha riportato vicende di intossicazione da prodotti ed elementi chimici che si sono scoperte solo successivamente al prolungato uso dei prodotti: ad esempio, sino alla fine degli anni ‘80, era abitudine “impolverare” il corpo dei neonati di talco dopo il bagnetto... il risultato era una pelle soffice e profumata. Sino a quando è nato il sospetto, il solo sospetto, che il talco forse cancerogeno decretando così la fine o quasi del suo normale utilizzo .

Il mercato e le sue leggi non hanno gli stessi ritmi e gli stessi tempi delle ricerche sulla sicurezza dei prodotti stessi.

Coi medesimi criteri, meno di 100 anni fa veniva prodotta una crema “radioattiva” e commercializzata in USA come cosmetico dalla BAILEY RADIUM LABORATOIRES: tutto legale. In quell'epoca era più facile imbattersi in tuffatori e cialtroni che in scienziati (anche se a cavallo dei due secoli, la scienza ci ha regalato le più grandi scoperte e le migliori menti scientifiche e letterarie); W. Bailey - il fondatore della omonima società - anche se si spacciava per un laureato di Harvard (non lo era!) era un truffatore coinvolto in diversi scandali.

Ma “radioattiva” era il termine del futuro, della energia della innovazione e quindi tutto ciò che veniva venduto o spacciato per “radioattivo” era sicuramente buono, accettato dalla società e Baley venne “perdonato” dai consumatori.

In un suo articolo, Silvia Kuna Ballero ricorda che nel 1921, sull'American Journal of Clinical Medicine veniva asserito che “…la radioattività è l'essenza stessa della vita, previene la pazzia, stimola le emozioni nobili, ritarda la vecchiaia e crea una splendida, lieta vita giovanile”, e continua con le affermazioni di Boltwood, noto radiochimico statunitense: “…la radioattività trasporta energia elettrica nelle profondità del corpo e ivi sottopone i fluidi, i protoplasmi e i nuclei delle cellule ad un bombardamento immediato di esplosioni di atomi elettrici causando eliminazione dei prodotti di scarto”.

Ora, sorridiamo leggendo simili affermazioni. Ma è ovvio: abbiamo una conoscenza è una preparazione che si è plasmata anche su queste tesi che definiremmo “bestialità”. 

Quando L. Pasteur andò alla Accademia delle Scienze francese ed espresse le sue teorie e ricerche sulla microbiologia attraverso la fermentazione del vino, venne deriso e osteggiato. Ma questo non gli impedì di affermarsi come un grande chimico e microbiologo che iniziò i processi di pastorizzazione proprio sul vino e successivamente sulla birra.

Nessuno invece derise Röntgen o i coniugi Curie per la sensazionale scoperta dei raggi X e della radioattività, anzi, vennero accolti con grande enfasi per le potenzialità che si prospettavano nelle cure mediche.

Ma tornando alle nostre “creme di bellezza radioattive” e considerando che le ricerche sulle trasformazioni atomiche e sugli effetti delle radiazioni erano agli albori, le autorità americane come FDA non potevano intervenire in merito anche perché le sostanze radioattive erano considerate innaturali e non farmaci. Quindi prese vita l'effetto contrario alla limitazione della diffusione: le associazioni mediche in USA iniziarono una campagna di controlli sul mercato per impedire il commercio di prodotti che non fossero realmente radioattivi!

A garantire la presenza della radioattività (che non si vede e non si sente) apparvero anche certificati firmati da eminenti scienziati Italiani come O.M.Corbino, titolare di Cattedra dell'Istituto di via Panisperna di Roma e da Alfred Curie (che nulla aveva a che vedere con gli scienziati francesi - ma questo aspetto non venne mai chiarito esplicitamente - addirittura si è ipotizzato che questo “Direttore di Laboratorio” non esistesse).

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Fu con queste credenziali che venne brevettato il “Tho-radia” per la commercializzazione di molti prodotti drogati con sali di Radio e Torio. Ed ecco trovare in commercio creme di bellezza, polveri, balsami, rigorosamente radioattivi, fino a quando dopo l'esplosione delle bombe atomiche in Giappone, il termine “radioattivo” improvvisamente acquisì un'accezione negativa.

Ma la pubblicità non si limitava alla singola inserzione commerciale e nel caso della rivista “Le Radium” (n 5 del 5/1904) si leggeva che “…il radio veniva assorbito dal corpo come la luce solare dalle piante senza cioè alcun effetto tossico”. 

Ma le pubblicità non si limitavano a consigliare: si spingevano a chiosare incredibilmente in una forma oggi improponibile: “THO-RADIA, la crema radioattiva antirughe per abbellire le donne. Alle donne sta ora approfittarne! Resti brutta chi lo desidera!

Anche la rivista “Marie-Claire” ne fece un gadget in omaggio natalizio alle proprie lettrici: sempre con un viso splendente e illuminato e con tutta la gamma di prodotti “radioattivi” commercializzati.

I primi prodotti Tho-Radia contenevano effettivamente radioisotopi:  0,223 µgr di bromuro di Radio per 100 grammi di crema (T. Lefebvre “Le Mystere Tho-Radia” – Revue du Praticien  del 4/2007). In altri similari prodotti venivano indicate le seguenti composizioni: 0,5 gr di cloruro di Torio e 0,25 mg di bromuro di radio per 100 g di prodotto.

Non sono conosciuti o registrati i danni direttamente prodotti da queste creme sulla pelle delle donne ma sono sicuramente ipotizzabili. Uno dei motivi per cui la radioattività nei prodotti cosmetici, come per altri prodotti destinati al consumo umano, era “tollerata” se non addirittura accettata e consigliata, era legato alla teoria della ORMESI: le radiazioni, somministrate in piccole quantità, mostravano proprietà curative.

In effetti erano (diventati) ben noti i danni delle esposizioni/contaminazioni ad alte dosi di radiazioni (Radium Girls, Eben Byers) ma sulle basse dosi erano esposte teorie contrastanti e sillogismi che non aiutavano ad una consapevole e ragionata scelta basata anche su ricerche scientifiche: il mondo voleva rialzarsi dalle guerre e dalle profonde crisi economiche che lo avevano coinvolto. E l’innovazione della “radioattività” seguiva questo trend.

Ma potremmo dire altrettanto anche per molti altri oggetti e prodotti non radioattivi che sono stati accolti (anche nei nostri giorni: telefonia cellulare, Eternit, PVC, …) con l’entusiasmo della novità per poi doversi ricredere a fronte dei conclamati danni alla salute delle persone.

Chiaramente fu il mercato stesso, oltre alla moda e alla storia, a decretare la fine di questo commercio, in aggiunta alle introdotte regolamentazioni nazionali e internazionali che disponevano rigidi parametri e controlli sul contenuto di radioattività.

Non affannatevi a cercare reperti sui mercatini vintage o dell’antiquariato: sono assolutamente introvabili oltre che vietati (non solo per l’uso ma anche per la sola detenzione) dalle attuali legislazioni.

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